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giovedì 15 maggio 2014

Castello

"Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, que1 borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l'onore d'alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli,[...]" (cap. I, pag.6)

"I magistrati ch'ebbero i primi l'avviso di quel che accadeva, spediron subito a chieder soccorso al comandante del castello, che allora si diceva di porta Giovia; il quale mandò alcuni soldati."
(cap. XIII, pag.238)

"Il castello dell'innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d'un poggio che sporge in fuori da un'aspra giogaia di monti" (cap. XX, pag.355)







Il castello è stato da sempre il simbolo del potere temporale, sede di sovrani, nobili e cavalieri, ma anche luogo ove ripararsi dagli attacchi nemici. 

Nel romanzo ne vengono citati molti, tra cui quelli di don Rodrigo e dell'Innominato,

Ponte

" [...]e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni."(cap. I, pag.5)

Nota: Renzo andrà alla ricerca di un ponte per attraversare il fiume Adda, una volta fuggito da Milano, per raggiungere il cugino Bortolo a Bergamo.


"S'udiva soltanto il fiotto morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido, il gorgoglìo più lontano dell'acqua rotta tra le pile del ponte, e il tonfo misurato di que' due remi, che tagliavano la superficie azzurra del lago, uscivano a un colpo grondanti, e si rituffavano"
(cap. VIII, pag.149)





Gli antichi romani furono abili costruttori di ponti molti dei quali vengono usati tutt'oggi.